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Corretta derattizzazione: linee guida

Corretta derattizzazione: linee guida 2 Ott

Eseguire una corretta derattizzazione richiede il rispetto massimo di alcune procedure e indicazioni che ne garantiscano l’efficacia e la riuscita.

Ecco alcune linee guida per una corretta derattizzazione.

Punti chiave prima della derattizzazione.

Punti chiave prima della derattizzazione

  • Ricerca delle tracce (escrementi, rosicchiamenti, impronte, etc.)
  • ricerca dei punti di annidamento per prevedere gli spostamenti e la distribuzione dell’infestazione
  • creazione di planimetrie per individuare i punti dove applicare la lotta
  • coinvolgimento del personale per eliminare azioni che facilitano la reintroduzione di topi e ratti, sono aspetti salienti di un intervento di derattizzazione.

Il sopralluogo deve comprendere gli ambienti esterni (fonte di infestazione).

L’intervento di derattizzazione prevede in primo luogo l’accertamento dell’infestazione.

Non essendo possibile verificarne direttamente la presenza (topi e ratti hanno abitudini prevalentemente notturne), l’accertamento viene eseguito ricercando le tracce della presenza dei roditori.

Tracce

Tra le tracce più evidenti, anche se spesso da ricercare in anfratti reconditi, l’individuazione degli escrementi.

Forma, dimensione e lucidità possono essere utili elementi sia per la classificazione sia per un’indicazione se il passaggio è recente o di vecchia data.

Gli escrementi di Mus domesticus possono essere facilmente confusi con quelli dei pipistrelli che però, al loro interno, nascondono piccoli frammenti di insetti di cui questi piccoli mammiferi si nutrono.

L’asportazione di questi escrementi è consigliabile in modo da verificare i risultati dell’intervento attraverso i nuovi ritrovamenti.

In caso di grosse infestazioni è possibile addirittura percepire l’odore di urina nell’ambiente.

Altre osservazioni riguardano eventuali perforazioni di imballaggi, rosicchiatura di pareti in legno, cavi elettrici, l’asportazione di cibo.

In prossimità dei luoghi più frequentemente utilizzati per gli spostamenti si può notare l’insudiciamento delle pareti dovuto all’untuosità del pellame dei roditori.

Le impronte lasciate sul pavimento o laddove sono state poste le polveri traccianti atossiche sono rilevanti per la determinazione della specie, per verificare la consistenza dell’infestazione, per individuare i camminamenti attivi e localizzare i punti trofici di maggiore utilizzo.

topi Punti di annidamento

Punti di annidamento

Il passo successivo consiste nella ricerca dei punti di annidamento o tane.

Le colonie di topi e ratti si stabiliscono in zone dimesse o a bassa attività umana.

Il topo domestico riesce addirittura a vivere in pochi metri quadrati con quantità di cibo molto limitate.

A questo punto si tratta di comprendere la dinamica della popolazione con monitoraggi, non solo all’interno dell’area da trattare, ma anche nelle zone limitrofe in quanto queste potrebbero costituire un serbatoio per nuovi “arrivi”.

Il sopralluogo quindi deve partire dall’analisi delle zone esterne per poi proseguire nell’ambiente da proteggere.

L’’esame esterno mira a verificare la presenza di canali, fossati o altri corsi d’acqua in qualità di punti di attrazione per topi e ratti.

Allo stesso modo l’esistenza di discariche, fognature o zone verdi abbandonate e/o degradate possono rappresentare luoghi di ricovero per i roditori.

I rilievi eseguiti vengono riportati su planimetrie allo scopo di studiare i movimenti, mettere in evidenza la distribuzione dell’infestazione e individuare i punti dove applicare o intensificare la lotta.

Lotta contro i topi

La lotta

Tutte queste conoscenze preliminari consentono la stesura di un piano strategico di intervento il cui obiettivo è la bonifica dell’ambiente con il più basso impatto ambientale possibile.

Organizzazione, pianificazione, tempi, metodi e mezzi rappresentano i punti nodali dell’intervento di derattizzazione che comunque deve essere continuamente monitorato onde verificarne l’efficacia.

La corretta metodologia di localizzazione delle esche in prossimità dei focolai di infestazione allo scopo di ottenere la maggior assunzione di principio attivo nel minor tempo possibile è un elemento vincente.

Le esche devono essere disposte in zone infestate o in zone riconosciute come “di passaggio”.

In caso contrario si rischierebbe di creare nuovi percorsi che complicherebbero l’esito della derattizzazione e dei monitoraggi successivi.

La quantità di esca deve essere leggermente eccedente per non creare competizione alimentare tra i membri della popolazione.

I punti esca devono essere prontamente ripristinati e, una volta raggiunto l’obiettivo, rimossi.

I principi attivi, altamente specifici e a bassissimo impatto ambientale, devono essere alternati per evitare fenomeni di assuefazione.

La lotta ed il controllo devono essere eseguiti durante tutto l’anno solare tenendo comunque presente che ratti e topi sono particolarmente prolifici in autunno ed in primavera.

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Derattizzazione: la scelta del personale

Il personale che abitualmente alloggia o lavora nei locali oggetto della derattizzazione deve essere correttamente informato e motivato.

Il coinvolgimento del personale serve per scongiurare atti e comportamenti che potrebbero vanificare gli interventi di disinfestazione (scarsa igiene, trascuratezza nella pulizia dei mezzi di produzione, abbandono di materiali di scarto e/o di rifiuto, etc.).

L’intervento di derattizzazione deve essere necessariamente accompagnato da opere di prevenzione e profilassi in modo da porre le basi per impedire successive reinfestazioni.

Leggi anche l’articolo: LA DERATTIZZAZIONE: COS È E PERCHÉ È UTILE?

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